la Liberazione

Marina di Pisa, 25 aprile 2011

Per far dimenticare una festa basta sovrapporla ad un’altra… E’ stato sempre così quando un nuovo culto religioso doveva prendere il posto di quello precedente. Pure il luogo fisico si prendevano; quante sono le chiese costruite sulle ceneri di culti precedenti? Così sento la Liberazione oggi, più pasquetta e relax dopo le abbuffate del pranzo di Pasqua che festa di liberazione. Non va bene…

I tori dicevamo, i tori. Chi è stato a Cnosso ha potuto rendersi conto quanto quel posto sia “pieno” di questa figura, simboleggiata da corna gigantesche. Saranno pure ricostruite in cemento, ma personalmente preferisco vedere un tempio e una struttura il più possibilmente in piedi che le sue fondamenta. Le fondamenta da sole non mi emozionano, in questo caso ho difetto d’immaginazione.

Per gli antichi popoli del mare, di cui probabilmente i Cretesi erano a capo, il toro era la massima espressione del loro Dio. Ho affrontato il viaggio a Creta da solo (cosa per alcuni un’inezia il viaggiar da soli, per me ha significato un po’ di disagio), da solo ripeto, perché chi mai sarebbe venuto con me a vedere l’ingresso della grotta sul monte Ida dove Zeus veniva allattato e nascosto facendosi più di due ore di auto prima tra monti rigogliosi e poi nel nulla più assoluto? E dopo Ida arrivare a Matala dove, dice la leggenda, Zeus (anche qui sotto sembianze di un toro bianco splendente) aveva portato Europa rapendola dalle coste fenicie unendosi in amplessi amorosi??? (in realtà questo fatto fù a Gortina, però anche Matala non è male come scenario). Finisco il viaggio rincorso da una nuvola la cui ombra sulle colline prende la forma di un grande toro (ho la prova fotografica, non avevo fumato e non lo sono normalmente più di tanto…).

Con questo “bagaglio” di cultura minoica, arcaica, e di seghe mentali ho affrontato un viaggio che è stato magico in tutti i sensi, per la terra, che non c’entra niente con la Grecia, per le persone che ho incontrato e reincontrato, l’accoglienza, i cibi e le bevande.

Torno a casa e dipingo quindi tori, doppie asce, serpenti e api… Doppie asce perché questo è il significato della parola labrys (e da qui labirinto), serpenti perché l’antica dea cretese (detta anche la signora del labirinto, poi annacquata nell’Arianna classica) aveva i seni scoperti e portava in ogni mano un serpente, ed infine le api perchè prima del vino la bevanda sacra era il miele mescolato con latte. Il vino di Dioniso è venuto dopo…

Avevo voglia di litografia, quella vera, ma non ne avevo né le conoscenze né la tecnica. Così ho usato penne ad inchiostro fine per simularla, disegnando i tori a righe oblique o a puntini. Quasi monocromi, notturni, di piccole dimensioni se non piccolissime, sono stati i primi tori le cui “pose” sono arrivate fino ad oggi. Non avevano la potenza dei miei ultimi, ma ne sono la genesi, piccole mandrie sfuggenti verso sinistra fermati in un attimo della loro corsa, quasi fossero fotografie.

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2 thoughts on “la Liberazione

  1. Secondo me , io che ti sento come il mio secondo fratello, sei il più grande artista che ho conosciuto fisicamente. Spero di poter vedere le tue nuove opere, e visto che per me la storia è la fonte della nostra civiltà, sono curioso delle tue esperienze.
    attemdo con pazienza.
    Roberto

  2. Caro Fratello maggiore,
    è lo stesso per me anche se ci sentiamo poco… Ma non è che sono anche l’UNICO arista che hai conosciuto “fisicamente” (e chiariamo questo concetto, fisicamente nel senso da vivo…) eh???

    A presto e seguendo questo blog avrai la visione generale dell’installazione… alla fine… spero!!!

    un abbraccio caro

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